In spiaggia ai tempi del coronavirus


in spiaggia ai tempi del coronavirus

Man mano che giugno si avvicina tutti ci cominciamo a chiedere come sarà andare in spiaggia ai tempi del coronavirus anche perché non ci saranno grandi possibilità di andare a zonzo per il mondo e le possibilità per le vacanza sono poche, tutte italiane. In attesa di capire se sarà possibile andare fuori dalla propria regione, come e perché, cominciamo a pianificare le vacanze augurandoci di poter raggiungere almeno una spiaggia dove trovare un po’ di relax e abbronzarci, anche se con la mascherina sarà anche quella una vera sfida.



Cerchiamo qui di riepilogare le idee balzane o meno che sono spuntate nelle ultime settimane mentre si ipotizzano delle vacanza al mare uniche nel loro genere, e cerchiamo anche di guardare a delle ipotesi più concrete che stanno prendendo forma e che ci piacciono particolarmente perché hanno alla base la collaborazione tra più enti o associazioni.

Non ci aspetta una estate facile ai tempi del coronavirus soprattutto se siamo di quelli che prenotavano già a gennaio l’hotel e l’ombrellone per agosto. Si vive con orizzonti molto più vicini e tra tutte le incertezze una certezza c’è, non sarà un’estate normale, di quelle che abbiamo trascorso finora. Dovremo da un lato adattarci, dall’altro ingegnarci per trascorrere delle settimane rilassanti e divertenti, anche se con tutte le limitazioni che avremo, Dicono che i limiti aiutino a diventare creativi, possiamo esserlo questa estate come creativi sono stati coloro che hanno proposto di stare in spoaggia in sicurezza grazie a delle cabine di plexiglass

In spiaggia in cabine di plexiglass

La proposta è già stata bocciata, sia dagli esperti che dal “popolo dei social” per quanto possa valere il suo parere, ma merita di essere raccontata prima di tutto per l’originalità e anche per il coraggio. Magari, chissà, tra qualche anno ce la ricorderemo ridendoci sopra, nel presente senza dubbio è parsa balzana ma non molto surreale e ha fatto molto discutere.

L’idea è stata proposta dalla ditta Nuova Neon 2 di Rimini, per salvare l’estate della riviera romagnola e non solo. Al di là del fatto che si andrebbero a riempire le spiagge di materiale non del tutto amico dell’ambiente, mentre lottiamo da anni per liberarle dalla plastica e dai rifiuti, ma queste cabine non sono state gradite molto né dai gestori né dai potenziali utenti anche se non sono emerse particolari soluzioni alternative. E’ necessario dare il merito a questa ditta di aver aperto un dibattito sulle possibili soluzioni che andasse un po’ più nel concreto rispetto al tanto chiacchierare di direttive e di fasi 2, 3, 4 e così via.

in spiaggia con le sdraio

In spiaggia in cupole di bamboo

Archiviando l’idea del plexiglass, possiamo iniziare a valutare un’altra proposta che vuole provare e risolvere il problema dell’isolamento e della social distance in spiaggia, luogo forse tra i più difficili in cui mantenersi lontano dal vicino. A firmarla è lo studio di architetti romani “Obicua Architettura” e consiste nella creazione di vere e proprie cupole in bamboo removibili con doccia interna e 4 metri di diametro, studiate apposta per prendere il sole in sicurezza.

Gli architetti hanno spiegato che realisticamente queste strutture vogliono essere una risposta a quelle che sono le esigenze degli addetti ai lavori delle spiagge ma anche degli utenti, e delle norme di sicurezza restrittive che si presume resteranno anche nei prossimi mesi, al di là degli allentamenti che si prospettano. Anche in una possibile fase 2 si parla infatti di convivenza con il virus per cui “tutto come prima” non è pensabile.

Queste cupole di bamboo oltre ad avere una parvenza più normale e naturale rispetto al plexiglass, permettono anche di rispettare le distanze di sicurezza e allo stesso tempo non danno l’idea di prigione come poteva la cabina di plexiglass. Ciascuno avrà la sua zona protetta contro il diffondersi del virus, a forma di cupola e fatta di bamboo e di allumino, con un aspetto anche gradevole e facile da trasportare.

spiagge affollate

In spiaggia ai tempi del coronavirus

Messi da parte per un attimo sia il bamboo che il plexiglass, proviamo a vedere ciò che da nord a sud si sta organizzando. Una cosa è certa: il coronavirus sta facendo capire a molti che organizzarsi all’interno del proprio settore è una scelta conveniente e vincente, sia se si deve poi parlare al governo centrale, sia se bisogna organizzare delle iniziative che solo in gruppo possono funzionare.

Tra gli addetti al settore girano molte idee, tra cui ad esempio quella delle piantane per ombrelloni che permettono di tenere le distanze di un paio di metri. C’è anche l’idea di organizzare le spiagge a numero chiuso in modo che non siano mai densamente abitate, ma poi sta a ogni bagnante tenere la corretta distanza dal vicino e ci si deve affidare molto al vicino, forse non sempre attento come noi al rispetto delle norme di sicurezza. C’è chi parla anche di vigili in spiaggia, vigili presenti tra i bagnanti per poter verificare che le norme di sicurezza siano rispettate, anche i bagnini potrebbero giocare un ruolo importante in questa nuova organizzazione delle spiagge.

Un altro protagonista potrebbe essere il digitale perché può aiutare ad organizzarsi a distanza e a prenotare come hanno pensato di fare nella costiera amalfitana alcuni sindaci che stanno realizzando una app per la prenotazione di lettini, ombrelloni e tavoli al ristorante. Idea semplice e snella che può funzionare per evitare assembramenti e rassicurare anche chi desidera avere la certezza di raggiungere la spiaggia e accedervi. Per le spiagge libere, non si può fare la stessa cosa ma si dovrà comunque igienizzare puntualmente gli spazi mettendo magari delle strutture che ci aiutino a calcolare la distanza da tenere con il vicino di ombrellone.

Protagonisti tra i protagonisti saremo comunque noi, noi turisti, noi bagnanti, perché solo se terremo ben presenti le norme e le rispetteremo, questa estate potrà essere gradevole e allo stesso tempo priva di balzi all’indietro nella lotta contro il virus.

Pubblicato da Marta Abbà il 5 Maggio 2020