Toscana

Cosa vedere nelle Foreste Casentinesi

Le foreste Casentinesi sono un luogo magico e ricco di luoghi che sembrano usciti davvero da un libro di favole. Non sono abbastanza note, meriterebbero una maggiore esposizione e più apprezzamento, il territorio in cui si trovano dovrebbe favorire le visite ma è importante e necessario spiegare cosa vedere nelle foreste Casentinesi quando ci si arriva. Prima di trovarcisi dentro, non si immagina la bellezza ed è necessario raccontarla.

Foreste Casentinesi: come arrivare

Siamo in un Parco che protegge un’area che si appoggia sull’Appennino Tosco Emiliano e comprende non solo boschi ma anche degli edifici storici come antichi santuari, e dei monumenti naturali come le cascate. C’è molta varietà in questo Parco in cui possiamo fare numerose passeggiate di differente difficoltà, adatta per tutti coloro che hanno voglia di immergersi nella natura. Questo parco naturale è stato istituito nel 1993 e si trova lungo il confine delle regioni Emilia-Romagna e Toscana, a cavallo tra le province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Al suo interno territorio ci sono anche dei centri abitati ricchi di storia, quali Badia Prataglia, Camaldoli, La Verna e San Benedetto in Alpe.

Si può raggiungere sia in auto che in treno e in autobus. In auto è facile, ci sono delle strade agevoli e non ci si perde di certo, sia in Toscana che in Emilia Romagna. Per arrivarci in treno è necessario far riferimento alle stazioni toscane di Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia nel versante Casentinese e dalla Stazione di Pontassieve e Contea-Londa nel versante Mugellano. In Romagna le stazioni sono quelle di Faenza, Forlì e Cesena. Per chi preferisce, c’è anche l’opzione autobus

Cosa vedere nelle foreste casentinesi: natura

Nel vasto e vario territorio del Parco abbiamo individuato dei punti di interesse che possono guidarci nella visita, una volta lì, ma da subito darci un’idea di quello che ci riserva una gita da queste parti.

Di foreste non ne mancano ma ce n’è una in particolare che merita, quella di Campigna con anche il Palazzo Granducale a seguito. In mezzo a questa distesa di abeti bianchi, infatti, già meravigliosa da sola, spunta un palazzo molto imponente ed elegante, risalente al XVIII secolo. È stato la residenza di caccia dei Lorena, oggi è un altrettanto splendido albergo dove poter passare la notte, anche se ha il suo prezzo. Nei dintorni è consigliata una passeggiata lungo il sentiero natura “L’abete bianco e le abetine” e c’è anche un piccolo museo naturalistico con interessanti informazioni sul territorio in cui siamo immersi.

Chi ama le altezze può inerpicarsi sul Monte Falterona. La sua cima è sul versante orientale della dorsale appenninica e appartiene a quello che è il gruppo montuoso più importante del parco. Imboccando il sentiero che comincia dall’abitato di Castagno d’Andrea si può andare fino alla cima ad oltre 1.350 metri di altitudine, incontrando la sorgente Capo d’Arno. È un’esperienza stupenda, per il paesaggio ma anche per la camminata in sé. Mentre si sale si può anche ammirare verso est quello che è definito il Lago degli Idoli, una depressione erbosa con un’atmosfera particolare dove tra l’altro sono state rinvenute numerose statuette di epoca etrusca.

La terza tappa naturalistica all’intero del Parco delle Foreste Casentinesi è la Cascata dell’Acquacheta, alta ben 70 metri. È impressionante vedere l’acqua spiccare questo salto e gettarsi libera nel vuoto. Seguendola con lo sguardo, vediamo che atterra in un pianoro dove sorge un borgo storico costruito sulle rovine dell’antico eremo del monastero di San Benedetto in Alpe. È il borgo dei Romiti e viene a volte nominato perché Dante Alighieri ci si rifugiò durante l’esilio da Firenze. Il poeta non ha resistito alla tentazione di mettere in versi il suo apprezzamento per la cascata e ne fornisce un’accurata descrizione nell’Inferno, nel XVI canto. Il sentiero per gli appassionati di Dante e di cascate è quello di “Acquacheta – La valle e la cascata di Dante” che parte da San benedetto e arriva alla Cascata dell’Acquacheta.

Cosa vedere nelle foreste Casentinesi: santuari e borghi

In questa vasta area di foreste c’è anche la presenza umana che a volte ci riesce a sorprendere per come si mimetizza o si integra nella natura. Un esempio sono i due santuari di Camaldoli, immersi in un’atmosfera alquanto mistica e surreale. Il Monastero di Camaldoli risale all’anno mille ed è nato come un ospizio e solo più avanti è divenuto un monastero dei Camaldolesi. Nei paraggi ci sono altri edifici interessanti come la chiesa dei Santi Donnino e Ilariano con dipinti del Vasari e poi l’antica farmacia con testi e oggetti dell’epoca. Il sentiero consigliato è quello di “Alberi e Bosco”.

L’altro santuario è quello francescano della Verna, situato sul Monte Penna nel mezzo di una foresta generosa. Costruito nel 1224 e citato anch’esso da Dante ma nel Paradiso stavolta, questo edificio ha anche una cappella dedicata a Santa Maria degli Angeli.

Un’altra tappa che merita attenzione è quella di Ridracoli, un borgo noto soprattutto per il ponte a schiena d’asino che conduce ad un antico palazzo, oggi albergo. Anche i suoi dintorni sono suggestivi, vi si incontrano i resti di un antico castello medievale e tanti scorci suggestivi creati dal corso d’acqua che segue il suo intricato percorso.

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Pubblicato da
Marta