Born2Travel. In 2: il backpacker e la cuoca artista


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Backpacker lui, Mark. Backpacker lei, Stefy. Si sono conosciuti in Sud Africa e innamorati tra Mozambico, Malawi, Zimbabwe e Zambia. Lui backpacker praticamente da sempre, lei dal camper si è in parte convertita conservando la passione per la pittura la cucina. E’ una coppia da seguire sul blog Born 2 Travel . “Viaggiare insieme non ha cambiato né stile, né modo, né mete, ha solo rafforzato il nostro modo di essere, così simile e diverso allo stesso tempo. E’ questo il nostro segreto!”. Un segreto che si può scoprire volta per volta anche nel loro profilo Facebook e in quello  Twitter.

Mark, “chi si ferma è perduto!” è il tuo motto di backpacker, da quando e perché?
In realtà è uno dei miei tanti motti. Altri due o tre li ho pure tatuati sul mio corpo proprio durante lunghi ed indimenticabili viaggi da bakpacker. Se dovessi sintetizzare in tre parole la mia filosofia di vita lo farei così: “Non esistere: VIVI.”
Viaggiare da backpacker: quando lo hai scelto?
Sono un ex Boy Scout: sono cresciuto backpacker. Sin da bambino mi inerpicavo sui monti del Centro Italia prima con la mia sestiglia e poi con la mia squadriglia. Di sicuro i 10 anni trascorsi negli Scout hanno influito nella scelta dello stile di backpacker.
Pro e contro dell’essere backpacker?
I contro per ora non li vedo… i pro da backpacker: tanti. Possibilità di movimento rapido, selezione ed ottimizzazione delle risorse di viaggio e romanticismo avventuriero.

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Tre cose che non mancano mai nello zaino del vero backpacker?
Diario di viaggio, macchina fotografica/video e kit di primo soccorso.
Tu sei un ufficiale dell’Aeronautica Militare: questo lavoro influisce sul tuo modo di viaggiare da backpacker? E sulle mete?
La forma mentis di un militare a volte emerge, soprattutto nella fase di pianificazione generale di un viaggio, anche di un viaggio da backpacker. Per gli itinerari lascio carta bianca a Stefy che riesce sempre a trovare le giuste cose da fare e da vedere, è eccezionale! La mia professione non influisce sulle mete da “vivere”: non esista un luogo sulla Terra che non visiterei. Da backpacker naturalmente.
E sullo stile invece, influisce?
Sono backpacker, anche Stefy lo è: siamo molto easy going, ci adattiamo facilmente ad ogni circostanza e cerchiamo di vedere il lato positivo in ogni situazione.
Ci sono luoghi che hai visto “in divisa” e in cui sei tornato da backpacker?
Per lavoro vedo luoghi non sono molto “turistici”, le esperienze vissute non sempre sono piacevoli. Basta pensare ai lunghi sette mesi trascorsi in Afghanistan, però è di sicuro un luogo che prima o poi spero di visitare con Stefy, da backpacker, come siamo soliti fare.



Stefy, tu da quando viaggi?
Da quando ero bambina con la mia famiglia. Non abbiamo mai fatto la solita vacanza al mare di tre settimane, fissi in un posto. A volte mio papà chiamava me e i miei due fratelli e diceva: preparatevi domani si va…! Salivamo in camper e via a macinare km.
Non sei backpacker da sempre, quindi. Rimpiangi il camper? Lo consigli?
Essendo una famiglia in camper si risparmiava tanto, oltre a godere dei posti in maniera diversa. Dormire su una scogliera nel nord Europa non ha prezzo… addormentarsi con il rumore dell’oceano… senso di libertà assoluta. Consiglio a tutti un’esperienza in camper dai giovani, alle famiglie, alle persone over 60.


Tre mete top per chi viaggia in camper?
Provenza e Camargue, e anche Spagna e Portogallo. Un altro viaggio in camper ideale è quello nel Nord Europa, dalla Danimarca alla Finlandia, attraverso Norvegia e Svezia, vivendo appieno la natura abbattendo notevolmente i costi.
Ti interessi di pittura e cucina. allora consigliaci tre mete per te indimenticabili legate alla pittura?
Myanmar, Tanzania, Italia
E per la cucina?
Italia a parte, India per le spezie, Marocco per i sapori, Guatemala per il gusto.

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La ricetta più originale scoperta e assaggiata finora, tra camper e vacanze da backpacker?
Il Masal Dosa, piatto tipico del sud dell’India.
200 g di farina di riso
220 g di farina di ceci
un pizzico di asafetida
3/4 c di curcuma.
un pizzico di amchoor, ovvero polvere di mango verde secco
gocce di limone
sale e acqua q.b. per avere la consistenza da crèpe.
scaldare il padellino per le crèpe con un goccio d’olio. la pastella viene cotta esattamente come le crèpe. il ripieno classico è con patate bollite condite con limone, zenzero e peperoncino. a volte aggiungono anche del pomodoro crudo tagliato a pezzettini.

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Pubblicato da Marta Abbà il 22 luglio 2014