Santuario di Vicoforte, a Mondovì


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Tra Cuneo e Alba, nelle Langhe Monregalesi, vicino a Mondovì sorge un complesso architettonico che comprende la cupola ellittica più grande al mondo e la quinta in generale per dimensioni, dopo altre tre italiane (San Pietro in Vaticano, il Pantheon di Roma, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze) e la cupola del Gol Gumbaz in India. Si tratta del Santuario di Vicoforte, un luogo dalle origini fiabesche che affascina al di là della fede religiosa a cui si aderisce. È la meta perfetta per una gita fuori porta, immerso come è nella natura, in un territorio che offre anche opportunità per mangiare e bere bene e rilassarsi.



Santuario di Vicoforte: come arrivare

Il Santuario della Madonna di Vicoforte si trova vicino sia a Torino che a Savona, su uno dei vari colli che formano il panorama sereno e morbido delle Langhe. Dai suoi 512 metri di altezza guarda monti e pianure e spicca nel panorama per via della sua grande cupola. Il modo più comodo per raggiungere questo monumento è l’auto, si imbocca l’Autostrada A6 Torino – Savona e si esce al casello di Mondovì se si arriva da Torino, altrimenti al casello di Niella Tanaro se da Savona.

Da lì si seguono le indicazioni per Vicoforte e il Santuario ci si presenterà davanti. Sul posto troviamo dei parcheggi e un’Area Verde Attrezzata ma anche un parco ombreggiato dietro l’abside della Basilica con tavoli in pietra, acqua e servizi e anche vari giochi per bambini. Volendo ci si può fermare per un picnic domenicale godendo dell’atmosfera magica del luogo e del silenzio che lo avvolge.

Anche in treno la direttrice resta la Torino-Savona oppure la Torino-Ventimiglia, la stazione di riferimento resta sempre quella di Mondovì da cui si può prendere il bus per San Michele Mondovì.

Santuario di Vicoforte: cosa vedere

Noto soprattutto per le dimensioni della sua cupola, questo Santuario è dedicato alla Natività di Maria Santissima ed è noto anche con il nome di complesso di “Regina Montis Regalis”. Già al primo sguardo, anche se non esperto, si nota che è in pieno stile Barocco piemontese, stile in voga dal Cinquecento al Settecento, durante il regno Sabaudo, che ci regala edifici con linee sobrie all’esterno, in pieno contrasto con degli interni esageratamente ricchi e decorati, sempre pronti a voler meravigliare.

L’origine del Santuario di Vicoforte

La nascita di questa costruzione è uno dei motivi della sua fama e conoscerla è per questo essenziale. In origine in questo spazio c’era un santuario medievale costituito da un semplice pilone decorato da un affresco quattrocentesco raffigurante la Madonna col Bambino. Era stato costruito da un fornaciaio perché portasse bene e proteggesse la cottura dei suoi mattoni. Chi avrebbe mai immaginato che quella piccola struttura si sarebbe trasformata in un Santuario come quello che oggi stiamo per visitare!

Ora inizia la parte magica e fiabesca della storia. Durante una battuta di caccia, siamo alla fine del Cinquecento, nel 1592, un cacciatore di nome Giulio Sargiano colpì l’affresco con una delle sue frecce, per sbaglio, e proprio nella parte in cui era raffigurata la Vergine che si dice che iniziò a sanguinare. Che sia vero o meno, Sargiano restò molto dispiaciuto del danno fatto, appese la sua arma al pilone, un archibugio oggi conservato nel museo del Santuario, e tornò nel borgo per iniziare a raccogliere il denaro necessario per riparare il danno ed espiare così il suo peccato.

Questo episodio rese famoso Vicoforte, sempre più pellegrini cominciarono ad andare a visitare il pilone tanto che la voce raggiunse e colpì il duca Carlo Emanuele I di Savoia. Nel 1596 proprio lui in persona decise di far costruire un grande santuario e lo commissionò all’architetto di corte Ascanio Vittozzi. L’idea iniziale era quella di creare una struttura prima di tutto in grado di accogliere i tantissimi pellegrini che già popolavano l’area, poi man mano il Santuario avrebbe potuto diventare il mausoleo “ufficiale” di Casa Savoia, ovvero il luogo che avrebbe ospitato le tombe della famiglia. Questo in teoria, perché chi conosce bene Torino sa che è la basilica di Superga il mausoleo di questi nobili.

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Alla morte dell’architetto e, qualche anno dopo anche del Duca, i lavori di costruzione si bloccarono, la struttura ai tempi non aveva ancora un tetto. Solo nel 1682 si riprese la costruzione senza i Savoia ma l’architetto e ingegnere monregalese Francesco Gallo che fece realizzare negli anni a seguire la base della cupola e l’immensa cupola in stile barocco, terminata nel 1732. Alta 74 metri, lunga 37,15 metri sull’asse maggiore e 24,80 metri sull’asse minore, è davvero un’impresa architettonica su cui pochi avrebbero scommesso.

Negli anni a seguire furono realizzati anche i quattro campanili come previsto dal progetto. Quello che collegava il Santuario con il vicino monastero cistercense venne alla luce subito, per gli altri ci vollero parecchi anni e tante riprogettazioni e rifacimenti. La versione finale che oggi possiamo vedere se visitiamo il Santuario di Vicoforte risale al 1906.

La numerologia del Santuario

Per visitare il Santuario cogliendone appieno la magia è importante prendere nota di questi numeri con un forte valore simbolico:

  • Il numero 3 perché tre sono i livelli che si attraversano nella vita passando dall’attesa, alla vita terrena e poi alla contemplazione nella gloria. Tre è il numero perfetto.
  • Il numero 8 che rappresenta la salvezza ed è anche il simbolo dell’infinito. Torna spesso nelle sacre scritture perché otto sono i salvati nell’arca di Noè; nell’ottavo giorno Gesù risuscitò dai morti; il sacramento del Battesimo avviene nel Battistero a forma ottagonale. Nel Santuario lo ritroviamo in modo piuttosto evidente, durante la nostra visita facciamoci caso e cerchiamo con gli occhi i grandi finestroni ovali che inondano di luce la volta celeste, non solo sono otto ma contengono 64 (8×8) stelle dorate (a otto punte) brillano d’oro. Sono sempre otto le coppie di angeli adulti vegliano sulla vita terrena di Maria e anche i profeti sono introdotti da una splendida ghirlanda di Angeli.

Pubblicato da Marta Abbà il 29 Febbraio 2020