Travel Stories: in viaggio col taccuino


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Le sue cartine geografiche tra i banchi delle medie già spopolavano: i viaggi, la conformazione e la ricchezza del mondo, sue passioni, erano già incontenibili ed evidenti. E qualche anno dopo Claudia Moreschi, dopo l’ennesimo viaggio in Africa, nel 2012, ha deciso di “lasciare traccia” delle mie emozioni e di condividere le storie di viaggio in realtà spesso così “altre” dalla nostra”. Ecco Travel Stories, i suoi appunti di viaggio presi su taccuino, a mano, trasformati in blog.

Ti definisci viaggiatrice hippie in Travel Stories: perché?

Perché hippie è il mio animo e il mio modo di viaggiare: zero hotel a 4 stelle, zero programmi a tavolino, zero voglia di posti troppo turistici. Invece sì ai mezzi locali, alle strutture “low budget”, con un libro di Osho sempre a portata di mano, a caccia di qualche avventura da raccontare poi in Travel Stories.

Come è nata la tua passione per l’Asia, evidente in Travel Stories? L’Asia in tre parole ? 

Con l’Asia ci sono arrivata piano piano, dopo essermi dedicata a lungo al continente africano e dopo essermi accorta che tutto di me, in primis la mia parte hippie, mi portava inesorabilmente verso l’oriente. In tre parole l’Asia è pace interiore, tolleranza e positività, valori per me imprescindibili, che caratterizzano la filosofia buddhista.

Tre paesi top dell’Asia che consigli tra i raccontati in Travel Stories?

La Cambogia: me ne sono innamorata all’istante. É un paese ancora poco conosciuto e che racconto anche in Travel Stories. E’ aperto al turismo solo da poco, meraviglioso sia per il suo patrimonio architettonico e culturale sia per le sue bellezze paesaggistiche, con un passato atroce ma un popolo cordialissimo e accogliente. Bali, unica isola induista di tutta l’Indonesia: impossibile non imbattersi in una cerimonia sacra, impossibile non innamorarsi del suo popolo così sorridente. Infine qui, come in Travel Stories, cito Istanbul, città super affascinante e ricca di storia, in cui elementi occidentali e orientali si fondono in un mix esplosivo.



E dell’Africa, come te ne sei innamorata? 

Mi ha sempre attirato ma ad un certo punto della mia vita ho sentito il bisogno di andarci, come un richiamo. Lì, in una realtà agli antipodi rispetto a quella a cui ero abituata, mi sono sentita nel posto giusto. Quel primo viaggio, in Tanzania, mi ha davvero cambiato la vita e il mio punto di vista sul mondo. Che è poi quello con cui scrivo Travel Stories.

Quali paesi asiatici non hai ancora visitato, ma che possiamo sperare di leggere presto su Travel Stories? E nuove Travel Stories in arrivo dall’Africa?

Aspetto con ansia di andare in Giappone e a breve sto progettando un lungo viaggio tra Thailandia, Laos e Vietnam. Vorrei poi tanto tornare nella mia Africa, quella “nera” e selvaggia. Non ho in mente una nazione in particolare. Del resto, in Africa, il concetto di nazione è del tutto relativo.

Tre oggetti immancabili nella valigia di una Travel Storyteller come te?

Posso dimenticare a casa vestiti o scarpe, ma non posso dimenticare mai la mia guida, un libro, preferibilmente ambientato nel paese dove sto per andare, e le mie infradito.

Cosa collezioni, oltre agli appunti per Travel Stories, quando viaggi ?

Sono un’amante del tè e per questo ho iniziato da poco a collezionare teiere dal mondo: per ora ho solo una teiera turca e una marocchina, spero di averne presto anche una giapponese!

C’è un viaggio che non rifaresti, al di là di Travel Stories, e uno invece che che rifaresti 10.000 volte e identico?

Mi è capitato di frequentare un corso di formazione che si è svolto durante una crociera: il corso è stato molto interessante, ma ho constatato che la vita da crociera non fa per me. Non è proprio la mia modalità di viaggio. Rifarei all’infinito, invece, il viaggio tra Malawi e Zambia, a bordo di un truck militare, dormendo in tenda, tra safari nei parchi e incontri con i locali: meraviglioso!

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 luglio 2014