Kyoto e Francesca Scotti: amore a prima vista


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Kyoto. Lei ci è arrivata dopo un viaggio d’estate, senza troppe aspettative se non quella di scoprire un luogo totalmente sconosciuto. Sì, perché “da ragazzina non leggevo manga e non guardavo gli anime, nemmeno la letteratura giapponese mi aveva conquistata. Ma appena raggiunta quell’isola ebbi la certezza che lì si trovasse qualcosa di mio. Non avevo idea di cosa fosse, ma lo avrei cercato”. Da quel momento il Giappone è diventata la sua patria d’elezione e Kyoto la sua città. Lei è Francesca Scotti, autrice de “L’origine della distanza”, Edizioni Terre di Mezzo, e assieme al marito si è trasferita lì, per cercare, trovare, e continuare a cercare.

Perché Kyoto?
Dimensioni meno spaventose di Tokyo, facili incontri con la bellezza in molte delle sue declinazioni (templi, giardini, santuari, fiori, stoffe, cibo…), e un “amore al primo sguardo” impossibile da non assecondare. Da Kyoto, attualmente ci siamo trasferiti a Nagoya: ci sono l’oceano, la Toyota, il miso rosso e la gente è più espansiva…ma questa è un’altra storia! Ora, parliamo di Kyoto.
I tre stereotipi per cui Kyoto è nota nel mondo?
Le geisha, il Padiglione D’oro e la cucina tradizionale (Kaiseki ryori) che include tante piccole portate poeticamente abbinate e offerte con l’obiettivo di creare un’armonia non solo nel gusto ma anche negli altri sensi.

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I tre tesori nascosti di Kyoto?
Il primo è il tempio Kodaiji, nel quartiere di Kyoto detto Gion: ha uno splendido e tranquillo giardino, in pieno centro. Il secondo è un altro tempio, lo Honen-in, un piccolo complesso di edifici immerso nella natura poco distante dal “Cammino del filosofo”, nella zona nord di Kyoto, a Higashiyama. Il terzo tesoro nascosto di Kyoto è la villa imperiale di Shugakuin. Tutti visitano la più famosa Katsura, ma anche questa, nascosta in una zona piuttosto anonima, merita un passaggio. Ne aggiungo un quarto: per chi capita a Kyoto il 25 del mese presso il Kitano Tenmangu c’è un vivace mercato in cui comprare antiquariato, kimono, cibi di ogni natura e foggia a prezzi molto convenienti. Anche solo una passeggiata fra le bancarelle per scattare qualche fotografia è davvero divertente.




Come sono gli abitanti di Kyoto?
A detta degli altri Giapponesi, un po’ freddi e scostanti, fieri del loro essere cittadini dell’antica capitale, Kyoto, appunto. Indubbiamente a Kyoto è radicato il concetto dell’ichigensan, “l’ospite che passa una volta sola”: il turista viene trattato con grande cortesia ma senza molto calore. Se invece si riesce a fare amicizia, allora tutto cambia: i kyotonesi riescono a farti sentire “a casa”.
La prima cosa da fare a Kyoto, mollate le valige?
Una passeggiata dal parco Maruyama Koen fino al tempio Kiyomizu-dera (nella zona di Higashiyama sud) al tramonto o al mattino presto: offre una vista della Kyoto che tutti si aspettano, fatta di viuzze contornate da case tradizionali e antichi negozi.

 

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Kyoto per un gruppo di giovani studenti?
La galleria di Teramachi, uno dei luoghi dello shopping più noti di Kyoto, dove l’alternanza di botteghe tradizionali e negozi superkitsch offre un bizzarro contrasto.
Kyoto per una coppia ?
Una passeggiata nella zona del Nanzen-ji, ricchissima di templi e giardini. Il mio preferito è quello del Konchi-in, mai troppo affollato e comunque splendido. E poi una camminata notturna presso Ponto-cho, una stretta stradina illuminata dalle lanterne di carta dei numerosi locali che si affacciano sulla strada.
Ad una famiglia con figli piccoli in arrivo a Kyoto cosa consigli?
Un parco pubblico, come il Maruyama-koen o i giardini del Gosho, il palazzo imperiale. Ad Arashiyama, poco a ovest rispetto a Kyoto centro, c’è il parco delle scimmie di Iwatayama. I bambini entrano gratis, e ci sono aree attrezzate.
Un ristorante di Kyoto che ti è rimasto nel cuore?
Kyoto è la capitale dell’alta cucina. E’ la città al mondo con più ristoranti stellati rispetto alla popolazione, ma in alcuni non si entra se non presentati da un cliente abituale, in altri c’è la barriera del prezzo. Un ristorante “di lusso” a Kyoto che accetta anche clienti occasionali e prenotazioni in inglese è lo Yuzuya, vicino allo Yasaka-jinja. Oltre all’alta cucina di Kyoto, incentrata attorno allo yuzu (cedro giapponese), qui la sobria eleganza “vecchio stile” degli ambienti a luci basse e arredati in legno scuro con semplicità ed eleganza e la gentilezza del personale, mi hanno conquistato.
Come sono i locali, a Kyoto?
I posti migliori sono segreti e quasi introvabili. Il mio locale preferito di Kyoto è in una viuzza non segnalata, al terzo piano di un palazzo buio…e la porta di ingresso, rigorosamente senza insegna, non ha la maniglia! Più accessibile, a sud dell’incrocio Shijo-Kawaramachi, c’è un piccolo bar okinawano: se siete fortunati, i gestori interromperanno il servizio e canteranno per voi alcune canzoni tradizionali, suonando lo sanshin.
Per una pausa-caffé a Kyoto cosa consigli?
C’è uno splendido caffè coreano, con una selezione di té e infusi davvero notevole, su Sanjo-dori, all’incrocio con Karasuma. Se invece volete conoscere gli stranieri residenti a Kyoto e vi piacciono gli ambienti bui, fumosi, con musica rock ad alto volume, l’ING Bar di Kiyamachi a Kyoto è il posto per voi.


Un romanzo da leggere prima di partire per Kyoto e uno da portare con sé.
Per avere un’idea dell’universo delle geisha, superando gli stereotipi, suggerisco “Il mondo dei fiori e dei Salici” di Masuda Sayo: l’autobiografia di una geisha degli anni ‘50. Per il viaggio consiglio “Leggero il passo sul tatami” di Antonietta Pastore e “Stile Giappone” di Giancarlo Calza. E poi qualcosa di più intimo come “Elogio della quiete” di Basho, maestro della poesia haiku.
C’è un film in cui secondo te Kyoto è ben ritratta?
Sicuramente “La città incantata” di Miyazaki. Un film di animazione nel quale, pur non essendoci riferimenti espliciti alla città di Kyoto, credo appaiano molte delle suggestioni, delle meraviglie visive che si possono sperimentare nella realtà. Pensando a Kyoto, viene subito in mente “Memorie di una Geisha”: stereotipato e “orientalista”, ma offre scorci notevoli della città. La scena in cui la giovane protagonista corre sotto i torii arancioni del santuario di Fushimi, altro luogo imperdibile di Kyoto, è comunque bella.

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Scegli per noi una colonna sonora per Kyoto?
Suggerisco il gruppo musicale degli Yoshida Brothers che miscelano sapientemente aspetti della tradizione musicale giapponese a sonorità e strumenti contemporanei. E poi due canzoni, Alone in Kyoto degli Air e Kyoto Song dei Cure.
C’è un piatto che non si può non assaggiare a Kyoto?
Consiglierei lo “Sabazushi”, un sushi differente rispetto a quello che noi italiani siamo abituati, ha un sapore molto particolare, ricorda le nostre alici marinate ma è più dolce, delicato e morbido. E’ fatti con filetti di sgombro marinati in una soluzione di aceto di riso e zucchero. La pelle esterna del pesce viene eliminata lasciando quella più sottile e delicata. Le lische vengono accuratamente eliminate con una pinzetta. Il filetto, con sopra dell’alga kombu, viene inserito all’interno di un kigata (forma di legno per la preparazione del sushi pressato) e poi riempito con il riso per il sushi. Dopo aver pressato la forma di legno, sabazushi viene avvolto in una copertura di germoglio di bambù essiccata e lasciato riposare.

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Pubblicato da Marta Abbà il 28 luglio 2014